lunedì 12 settembre 2005

Il pianto di due calciatori/uno perchè non gioca bene/ l'altro invece per aver firmato una rete che vale doppio/come il dadino di vecchio brodo

Il “diavolo” versa lacrime. D’altra parte il pianto avviene in qualsiasi momento della giornata senza stimolazioni specifiche, indipendente e inarrestabile, dicono che provenga direttamente dall’inconscio ed emerga come un pensiero ossessivo che oltrepassa le barriere ed irrompe con tutta la forza, inarrestabile. C’è il pianto del neonato, c’è “piano antico” di Carducci, c’è il muro del pianto, c’è il pianto di New Orleans. E c’è il pianto di Tommaso Movilli e di Daniel Alfredo Margarita. Due protagonisti della domenica vincente del Teramo. Due pianti diversi: il primo di disperazione, il secondo di gioia.
Movilli, sostituito da Cari, rientrato negli spogliatoi, si messo nelle mani del medico il quale gli ha praticato le infiltrazioni ad un ginocchio operato prima della ripresa della preparazione. Poi il centrale del Teramo si è messo a piangere. Raccontano che abbia sussurrato frasi del tipo” non mi riconosco più”, “sto disputando partite inguardabili”, “non sono più io”. Pubblicamente Movilli è stato già difeso a spada tratta dal tecnico Marco Cari che ha detto:" Movilli è arrivato in ritiro con una settimana di ritardo, era anche reduce da un intervento ad un ginocchio. Dunque è chiaro che non può trovarsi allo stesso piano di resa degli altri compagni di squadra. Ma gli darò tempo perché per me resta un pilastro di questa squadra, che stia tranquillo. E poi mi sembra che tutti i giudizi siano frettolosi intanto perché abbiamo disputato solo due gare e poi perché ogni reparto ha bisogno del suo tempo per poter rendere come ognuno si aspetta. Io aspetterei ancora prima di tranciare giudizi". Ma che Movilli stia attraversando un periodo poco brillante è sotto gli occhi di tutti. Ma il Teramo fa cerchio attorno al “centrale” e l’abbraccio di tutti i compagni che l’hanno rincuorato comprendendo il delicato momento che il difensore sta attraversando lo conferma ampiamente.
Una storia diversa, uno spaccato reale all’indomani di una vittoria importante, fortemente voluta, giusta, meritata. Ha pianto anche Margarita. Ma di gioia. Non solo perché ha firmato la rete della vittoria contro il Pavia ma perché ieri ha festeggiato alla grande il compleanno (è nato a Pisticci) e miglior festa proprio non poteva esserci.
"Sono contento della rete ma mi fa piacere che grazie alla mia botta su punizione la squadra abbia colto una preziosa vittoria. Non mi chiedete come è andata perché non mi ricordo tutti i particolari. So che poi sono stato sommerso dagli abbracci dei miei compagni e sono quasi svenuto dalla gioia. E’ il primo gol che segno fra i professionisti. Mi pare di aver toccato il cielo con un dito". E piange. Ma le sue sono lacrime di gioia. Due facce di una medaglia per un Teramo che ricomincia da tre.