venerdì 2 settembre 2005

Triplicato il numero/delle intercettazioni telefoniche/Anche in Abruzzo, ieri isola felice/c'è il Grande Fratello che ascolta e riferisce

Ce li ricordiamo gli agenti della Questura quando l'ufficio addetto si chiamava "Ufficio Politico": se ne stavano sotto i portici di "Fumo" con taccuino e matita, per ore appoggiati alle colonne ed ascoltavano, prendevano appunti e riferivano ai superiori. Dovevano spiarci e sapere tutto di tutti. Come sono lontani quei tempi- infatti stiamo parlando degli anni 60- oggi quel tipo di spionaggio non si usa più. Oggi c'è la tecnologia che fa miracoli. Per cui anche la nostra regione, ieri isola felice, oggi fa parte del grande fratello. E non c'è da stare allegri. Per niente
Maxielefante.
------------------
Negli ultimi anni in Abruzzo è quasi triplicato il numero delle nuove intercettazioni telefoniche disposte dall'autorità giudiziaria, passando dalle 371 del 2000 alle 929 del 2004 (2.803 quelle complessive nel periodo). E' quanto emerge da un'analisi di Eurispes Abruzzo. “Un aumento sicuramente correlato ai temi della sicurezza nazionale della lotta contro le organizzazioni criminali nelle regioni meridionali - ha spiegato il presidente di Eurispes Abruzzo, Nicola Di Bernardo. Che ha aggiunto “In particolare nel 2003 sono stati spesi quasi 256 milioni di euro e nel 2004 circa 260 milioni di euro. Di conseguenza, negli ultimi cinque anni, lo Stato ha speso circa 1,250 miliardi di euro, ovvero circa 2.500 miliardi di vecchie lire”. L’Eurispes ha stimato che, nel periodo 2000-2004, in Italia si è verificato un incremento vertiginoso del numero delle intercettazioni fino ad arrivare ad un aumento del 128%. Un aumento sicuramente correlato ai temi della sicurezza nazionale (contrasto dei gruppi terroristici di matrice islamica, lotta contro l’attività di eversione dei gruppi anarco insurrezionalisti, ecc.), della lotta contro le organizzazioni criminali nelle regioni meridionali, della prevenzione delle possibili frodi in ambito fiscale e contributivo, della bonifica e tutela dei mercati finanziari e borsistici. Le intercettazioni costano allo Stato quasi 300 milioni di euro l’anno. In particolare nel 2003 sono stati spesi quasi 256 milioni di euro e nel 2004 circa 260 milioni di euro. Di conseguenza, negli ultimi cinque anni, lo Stato ha speso circa 1,250 miliardi di euro, ovvero circa 2.500 miliardi di vecchie lire. L’Eurispes, sulla scorta dei dati ufficiali e in base all’ipotesi che ogni utenza intercettata possa avere coinvolto, nei periodi d’indagine autorizzati dalla magistratura nell’ultimo decennio (periodo 1995-2004), almeno 100 soggetti distinti (familiari stretti, parenti, amici, colleghi di lavoro, fornitori di servizi, ecc.) ha stimato che sono stati ascoltati complessivamente quasi 30 milioni di italiani. Quindi, nel decennio 1995-2004 i segreti più reconditi di tre italiani su quattro, appartenenti alla classe di età 15-70 anni, sono stati (e in certi casi continuano ad esserlo) a disposizione di coloro che gestiscono o controllano i flussi informativi del “Grande Orecchio”. Dal momento che il numero delle famiglie italiane ammonta a 21 milioni e 600mila unità, è possibile altresì affermare che, in ogni famiglia italiana il Grande Orecchio di orwelliana memoria è entrato almeno una volta. I cittadini rischiano di veder diminuire la propria privacy anche quando non è necessario. Il Governo ha presentato nel 2001 un disegno di legge (la c.d. Legge Frattini, non ancora approvata) per dare ai servizi segreti italiani un ampio potere sulle intercettazioni: non solo telefono, ma anche e-mail e ascolto ambientale, senza bisogno di autorizzazioni della magistratura. Emuli del Pentagono, che proprio la scorsa settimana ha inaugurato un sommergibile spia in grado di intercettare tutte le comunicazioni che viaggiano su fibra ottica sul fondo degli oceani? Se le intercettazioni sono troppe, la legge Frattini non rischia di aumentarle? Misteri all’italiana. Che dire poi della lettera di TIM, che arriva a pochi mesi dalla proposta fatta da Telecom al ministero di Grazia e Giustizia per realizzare SuperAmanda, un Echelon italiano in grado di ascoltare in tempo reale centinaia di migliaia di conversazioni. SuperAmanda non procede? Qualcuno arriva ad ipotizzare che l’allarme lanciato da TIM serva per smuovere le acque, accelerando la realizzazione del super-orecchio, un business da centinaia di milioni di euro l’anno. SuperAmanda è un centro di ascolto, realizzato da Telecom Italia in Calabria, in grado di captare telefonate da fisso o mobile, e-mail, SMS, MMS e fax. Ma senza l’ok del Governo, la sua realizzazione è bloccata. In attesa di poter chiarire la vicenda, una certezza esiste: le intercettazioni sono troppe. Governo e opposizione - stavolta sì, uniti – stanno pensando di modificare la legge per impedire le intercettazioni sulle linee telefoniche dei parlamentari. Se i parlamentari si auto-difendono, i cittadini a chi si devono affidare? La speranza va probabilmente riposta nel Garante della privacy, che ha già avvertito: “La creazione di SuperAmanda potrebbe costituire una minaccia alla libertà individuale. “Ciò che più preoccupa – ha detto Rodotà - è che nei casi come questo, in cui è prevista dal Governo la consultazione, il Garante non è stato consultato”.