mercoledì 26 ottobre 2005

Parla il "camerata" Morra:orchi, partito, incarichi, Ruzzo, Di Dalmazio, sindaco: un coctail davvero interessante e gustoso

La morra è un gioco, molto popolare in Italia, in cui due giocatori posti l'uno di fronte all'altro "lanciano" un numero con le dita da uno a cinque, cercando di indovinare quale sarà la somma dei numeri gettati. Guadagna un punto chi indovina la somma, se entrambi i giocatori indovinano la somma il gioco continua e nessuno guadagna il punto; vince il giocatore che arriva per primo in genere a 21 punti.La morra è un gioco antichissimo.Le prime notizie che si hanno del gioco della morra risalgono all'antico Egitto: in una tomba di un alto dignitario di corte della XXV dinastia, si vede chiaramente il defunto intento a stendere il braccio con un numero, contrapposto ad un altro giocatore. Proseguendo nei secoli, in una pittura vascolare greca, appare chiaro il gioco tra Elena e Paride, con le mani protese nell'atto del gioco della morra. Tuttavia, è nell'epoca latina che si hanno le più chiare manifestazioni anche scritte: Cicerone, in un suo scritto, ci dice che "dignus est qui cum in tenebris mices", ossia "è persona degna quella con cui puoi giocare alla morra al buio". Molto diffuso in Italia, e specialmente in Sardegna e in Friuli, la morra è stata nel recente passato caratterizzata come gioco proibito ai tempi del fascismo; la legge tuttora vieta il gioco della morra nei luoghi pubblici. Attualmente è in atto, da parte di numerose associazioni in tutta Italia, il recupero del gioco della morra come facente parte della tradizione italiana, tramite delle iniziative in tal senso. Tutta questa lunga digressione per agganciarsi ad un altro “morra” Giandonato Morra il quale non calza i gambali essendo uno che va in camicia nera, lui che, a prescindere da tentativi più o meno occulti da parte di avversari interni, ancora regge le sorti di An a Teramo e provincia. Morra lei come riesce a tenere a bada certi spifferi che rendono difficile gestire An? <"on i voti che gli iscritti mi hanno attribuito al congresso e con la trasparenza della gestione. Si pensi che con il gettone che percepisco al Ruzzo in pratica ci faccio vivere la sede anche in considerazione del fatto che da Roma i contributi per la nostra sede spesso (ed è un eufemismo) non arrivano ". E gli orchi? "Quelli continuano a stare dietro le porte, ma credo che accada in ogni partito, anche se a quelli che per certi versi mi hanno osteggiato ho assegnato importanti incarichi che sono sotto gli occhi di tutti ". Ma addentriamoci nella vita politica teramana. Lei Morra ricomprerebbe l’auto da Gianni Chiodi? "Dopo la gestione Sperandio la ricomprerei subito anche se credo sia giunta l’ora che l’amministrazione adotti un progetto e decida di portarlo avanti con decisione completandolo. Mi rendo anche conto che la cassa non è stracolma di euro per cui bisognerà andare a cercare le risorse fra le pieghe del bilancio oppure attraverso altre idee, ma bisogna muoversi ". A prescindere dall’auto, secondo lei questa amministrazione durerà, insomma giungerà alla conclusione del suo logico mandato? "Io credo che reggerà perché Chiodi è un piccolo dittatore nel senso buono della parola e mi spiego, zitto zitto ha piazzato i suoi fedelissimi in posti chiave, in posti importanti, amici che lo difenderanno da ogni tentativo se ci sarà di golpe". In questa amministrazione secondo lei chi è l’assessore emergente? "Per me è senza alcun dubbio Mauro Di Dalmazio che ah saputo ritagliarsi uno spazio- ha risposto Morra- e credo che ne sentiremo parlare ancora nel prossimo ed immediato futuro ". Come sindaco dopo Chiodi? "Questo lo ha detto lei". Ma non avrebbe dovuto usare il “voi”? Ma questa è un’altra storia.