domenica 6 gennaio 2008

Una beffa al suono della sirena. Ma lo spettacolo non è mancato. Teramo urla la sua rabbia alla luna

91-92
SIVIGLIA TERAMO: Brown 9, Valentino ne, Tucker 31, Poeta 10, Yango 10, Migliori 6, Powell 13, Marzoli ne, Lulli 1, Carra 7, Tskitishvili 4, Iannilli ne. All. Bianchi. UPIM BOLOGNA: Jenkins 25, Mancinelli 15, Cittadini 15, Torres 2, Lamma, Bagaric ne, Janicenoks 2, Sanguinetti ne, Thomas 15, Calabria 8, Iturbe 10, Cortese ne. All. Bizzozi. Arbitri: Cicoria, Reatto, Martolini. Note: parziali 21-19; 42-45; 57-66. Tiri da due: Siviglia 18/37; Upim 19/36. Tiri da tre: 11/28; 11/30. Tiri liberi: 22/30; 21/31. IN UN CLIMA finale da ‘maraglio day’, la Fortitudo inizia nel migliore dei modi il 2008 espugnando il campo di Teramo. E’ la prima vittoria dell’anno, è la prima anche di coach Sakota, il cui impatto con il basket italiano è subito ruvido: in parterre perchè non ancora tesserato, il coach serbo viene quasi aggredito dai dirigenti quando, nel convulso finale, si alza in piedi per dare suggerimenti alla squadra. A questo si aggiunge l’infortunio di Jenkins, il migliore, che si accascia nel finale dopo un colpo al volto sotto canestro e finisce all’ospedale: per lui si sospetta la frattura della mandibola. Si parte con 15 minuti di ritardo per la nota protesta degli arbitri. Sulla panchina biancoblù c’è la coppia Bizzozi-Pasquini, Dragan Sakota siede in tribuna con il plexiglass a fare da spartiacque. Il coach serbo studia minuziosamente la Fortitudo già nel riscaldamento, poi durante la gara fatica a star seduto, scuote la testa soprattutto davanti alle palle perse, ai tiri liberi sbagliati e alla fischiate incomprensibili di Reatto e Martolini. Tocca a Pasquini comunicare a gesti con Sakota e, per quanto la cosa sia difficoltosa, risulta molto efficace. Se i problemi persistono in difesa, dove la Fortitudo non riesce a mettere la museruola a Tucker, in attacco la squadra gioca in modo molto più ordinato. A parte i giovani e Bagaric, non ancora completamente ristabilito da un problema muscolare, gli altri toccano tutti il campo già nei primi due quarti, ma a fare la vera selezione è la situazione dei falli con Lamma, Calabria, Janicenoks, Cittadini e Thomas che ne hanno già due al termine del primo tempo. La partita è gradevole, dai ritmi molto alti, probabilmente troppo per le due panchine che vorrebbero difese più incisive, ma il pubblico si diverte e anche questo ha la sua importanza. Si gioca a fare un canestro in più degli avversari, e a queste condizioni Jenkins e Mancinelli si sentono invitati a nozze. Nella ripresa Teramo perde il feeling con il canestro e così l’Upim prova a scappare, allungando sul +7 (46-53) alla metà esatta del terzo quarto. Sakota continua a grattarsi il ginocchio, probabilmente intravedendo le difficoltà che incontrerà nel far ottenere alla squadra il definito salto di qualità. Il vantaggio si dilata fino ad arrivare a 12 lunghezze (52-64 al 29’), poi i padroni di casa, spinti dal proprio pubblico, hanno uno scatto d’orgoglio e ricuciono (80-81) grazie ad un canestro di Marco Carra. Nel frattempo Iturbe si infortuna al piede destro e negli ultimi 7’ la Fortitudo è costretta a fare a meno di lui.