sabato 24 settembre 2005

Campli risorge: non ha versato una lacrima.Riparte dalla C1 ma con il petto in fuori. Davvero un esempio da imitare

Con il petto in fuori. Probabilmente anche con un pizzico di estrema lucidità, schiettezza, senza chiedere nulla a nessuno. Senza convocare conferenze stampa con amministratori e politici. Con il petto in fuori. Una lezione di civiltà sportiva. Una lezione e basta. In poche battute questa è la storia che deve insegnare altrimenti che storia sarebbe su come si può fare basket anche dopo una scomparsa. Già perché il Campli basket proprio nel luglio dell’anno scorso era scomparso. Retrocesso e scomparso. Colpe? Di tutti e di alcuni. Ma è acqua di fosso aprirne ancora. Resta però la voglia di ricominciare di una civiltà che ha sempre vissuto di pallacanestro. Come non ricordare che il compianto Giovanni Giungo era nato a Campli, come non ricordare Nino D’Annunzio al quale è rimasta una lapida in una palestra a testimoniare la grandezza di un uomo di sport e di atleta. Come dimenticare che Campli è stato il basket e lo è ancora. Perché dopo la scomparsa i camplesi si sono messi a testa bassa a lavorare e sono ripartiti dalla C2. Dall’anonimato probabilmente. Ed hanno vinto, e non poteva essere diversamente. Vinto trenta volte, con un tecnico Enzo Romano imbattuto e confermato anche in C1. Già perché adesso il Campli ricomincia dalla C1. Dal derby con Aquila, con Alba, con Giulianova.
Alla guida dei farnesi è rimasto coach Romano, dicono che stia per varare un quintetto ricco di spirito arnese, ricalcando il “Campli dei miracoli” che guidò in B d’Eccellenza qualche stagione fa. Il quintetto base dovrebbe vedere in regia Francani, play che avrà in mano il pallino del gioco, al fianco di Francani, nel ruolo di guardia, Andrea Zitti, ex B2 a Porto S.Elpidio; ala piccola, per la serie l’anagrafe non conta, Titti Stama, ex Teramo; sotto la plancia, 3 maglie per due spalle, Zorzi, confermato, Peracchia, senza pallone nella passata stagione dopo un inizio con Atri e Giorgio, Zambellis, C1 Iglesias, in panca, Pappacena, confermato, cambierà il play, Palantrani e Fratoni, confermati, alleneranno e daranno minuti agli esterni e un quarto lungo completerà la rotazione (forse Padalino, C2 di Pineto).
Si riparte e Campli rimette la freccia. Certo il basket non poteva finire ( e c’è stato qualcuno che ci ha messo del proprio per affondare una navicella che ha fatto naufragio). Un naufragio di breve durata. Perché il camplese ha sette spiriti. E’ andato a fondo ed è riemerso. Doveva riemergere.
Bella storia, dove non c’è spazio per le passerelle, non c’è spazio per i grossi abbinamenti commerciali. C’è la realtà di Campli, un paese che ha vinto (ed ha vinto tanto) sempre e soltanto sul campo, senza acquistare titoli o comprare categorie. Questa è la forza del camplese, questa è la forza del Campli basket. Che adesso Enzo Romano ricominci dalla C1 con Stama con Peracchia e con altri giocatori poco importa. E’ invece una bella lezione di stile la forza della comunità camplese che ha saputo ritrovarsi e ricominciare. A testa bassa, senza urlare, con dignità e decoro. Davvero una lezione per tutti. Ma questa è un’altra storia.