Il presidente del Teramo Romano Malavolta racconta la sua domenica bestiale. E parla di tutto senz apeli sulla lingua. e "La voce della città" ospita molto volentieri lo sfogo del massimo responsabile della società di calcio della città.
"Di storto c’è stato solo il risultato finale che non è commentabile. E a quelli che mi hanno chiesto di raccontare la partita, non ho potuto fare altro che invitarli a rivederla in tv". Romano Malavolta, presidente del Teramo, non nasconde l’amarezza del risultato finale contro la Samb, ma nello stesso tempo ci tiene a rimarcare quanto di positivo la gara ha messo in evidenza. Perché in ogni caso qualche cosa di buono il Teramo l’ha fatta vedere e comunque non si può parlare di rifondare una squadra dopo i primi 90 minuti di partita ufficiali. Il rischio che si corre, all’indomani di una batosta rimediata come quella che ha annullato i biancorossi, è di gettare oltre al catino pieno di acqua sporca pure il bambino che vi si stava lavando dentro. "Intanto ho contato sette palle gol nitide- continua Malavolta- che poi non le abbiamo trasformate è un’altra storia storia. A queste nostre nitide azioni credo dobbiamo aggiungere almeno altre quattro azioni che io definirei negative che hanno permesso ai marchigiani di andare in gol con estrema facilità perché abbiamo aperto loro tutti i varchi possibili ed immaginabili. Voglio dire che abbiamo fatto tutto noi: sia a sbagliare gol e sia a spianare la strada verso il successo alla Samb. Metti che non coglievamo la traversa, metti che andava dentro il rigore di Taua era finita sul 3-3, altro che storie. Ma è chiaro che si tratta di discorsi del post partita, magari anche pronunciati a mente fredda, rivedendo il film della gara".
Però. "Però dispiace perdere in quel modo- ha detto ancora Malavolta- e mi rendo conto che è stato difficile anche per i tifosi ingoiare il simile risultato. Nessuno se lo poteva immaginare". A distanza di molte ore si ripassano le azioni alla moviola. Il presidente ha una sua teoria che rende pubblica senza peli sulla lingua come è sua abitudine. "Nel primo tempo, senza stare a ribadire le azioni fallita, la mia squadra è scesa in campo con la mentalità sbagliata. Non s’era resa conto probabilmente che in C1 non puoi fallire, non puoi staccare la spina nemmeno per un secondo. Bisogna lottare su ogni pallone per 95 minuti altrimenti sei fottuto. Non l’ha fatto e quindi la partita si è messa come tutti avete avuto modo di vedere. Poi nella ripresa la squadra ha saputo riprendersi e mi fa rabbia per la sfortuna che ha avuto. A loro tutto liscio, a noi traverse, rigori falliti e pali quasi scheggiati. E’ così che va il calcio. Però resta l’amaro in bocca per un risultato che,s e letto in tv, davvero ci fa passare per una squadra di fantasmi e noi fantasmi non siamo".
D’altra parte l’intuito calcistico il presidente Malavolta l’ha sempre avuto. Un ultimo esempio per non dimenticare? Fabio Grosso eroe azzurro. Giocava nel Teramo quando in panchina sedeva Roberto Pruzzo e Ciccio Graziani (quello di “Campioni”) era il direttore sportivo. Intanto Grosso permise al Teramo di disputare una buona fase iniziale di Coppa, poi la storia ci ha tramandato la famosa frase pronunciata da Pruzzo:" Ciccio liberami di Grosso perché in mezzo al campo è di difficile collocazione". Il resto invece è sotto gli occhi di tutti. Un altro esempio: Cavalli. In panchina con Zecchini, in serie A oggi, Panarelli giocava a gettone con Zecchini, titolare ad Avellino in B. Per dire insomma che Malavolta in molte occasioni ci aveva visto giusto.
Sarà così per il “toro di Sora”?
"Intanto l’arrivo di Luiso- ha detto ancora il presidente del Teramo- non è legato alla nostra prima sconfitta subita nei modi e nei tempi che tutti hanno visto, invece con Luiso ero d’accordo già da una settimana e mezzo e dora quell’accordo è operativo per cui da oggi lui sarà con noi. Ma Taua e Manca restano i nostri punti di riferimento per l’attacco, Luiso sarà una scelta in più per l’allenatore Marco Cari. E poi credo che sul nostro campo Luiso possa ancora essere utile. Io ci punto". Come aveva puntato su Motta, su Molinari, su Myrtay, su Terlizzi. Però il debutto con la debacle ancora resta un nodo in gola. "Difficile da mandare giù- continua Malavolta- e non potrebbe essere diversamente per le modalità con le quali siamo andati a fondo, offrendo alla Samb che s’era presentata con l’obiettivo di non prenderle, una vittoria su un vassoio d’argento".
Ma bisogna guardare avanti. Perché domenica prossima c’è la seconda gara casalinga contro il Pavia dell’ex Torresani (occupa la panchina per l’ottava stagione consecutiva). Intanto c’è da controllare lo stato fisico di Manca che è stato costretto ad abbandonare la gara contro la Samb per infortunio e poi vedere se il tecnico Cari deciderà di apportare modifiche alla squadra che ah debuttato domenica. Insomma un’altra settimana di passione per il “diavolo” precipitato all’inferno. Dove dovrebbe trovarsi a suo agio, invece già avverte puzza di bruciato. Ma questa è un’altra storia.

