sabato 10 settembre 2005

A proposito di giornalisti e di intercettazioni telefoniche/per capire di più. Forse

Il provvedimento sulle intercettazioni telefoniche alla fine è arrivato: non è stato ricompreso in un decreto legge, come avrebbe voluto Silvio Berlusconi, ma in un disegno di legge che, rispetto agli annunci iniziali, non prevede il carcere per i giornalisti che le pubblicano, ma pene pecuniarie tali da minare il diritto di cronaca.«Leggeremo con attenzione il testo del ddl governativo sulle intercettazioni telefoniche, ma dalle dichiarazioni degli esponenti del Governo emerge innanzitutto un fatto importante: l'intervento del Capo dello Stato ha evitato che si ricorresse ad un decreto legge, subito applicato, perseguendo la strada del disegno di legge che consentirà una ampia discussione in Parlamento». Lo sostiene la segreteria della Federazione nazionale della Stampa.«Intanto, confermiamo il giudizio positivo per il ritiro delle pesanti pene detentive annunciate (il carcere fino a tre anni) per i giornalisti - continua la Fnsi - che pubblicano i verbali delle intercettazioni. Un risultato importante frutto anche delle decise prese di posizione di parte importante del giornalismo italiano, oggi riconosciute valide dallo stesso Capo del Governo. Resta la perplessità sull'entità delle sanzioni pecuniarie per i giornalisti (fino a 5.000 euro di multa) e per le imprese giornalistiche che, secondo quanto è dato capire, potrebbero essere condannate a versare fino ad un milione e mezzo di euro di multa nel caso delle pubblicazione dei contenuti delle intercettazioni stesse».Per la segreteria Fnsi «queste sanzioni appaiono assolutamente eccessive e, se applicate, potrebbero avere l'effetto di inibire qualunque notizia e resoconto giornalistico sulle inchieste giudiziarie basate sulle intercettazione. Con lo stesso risultato del carcere per i giornalisti: un attacco al diritto di cronaca, un bavaglio alla libertà di informare. Ma è possibile che non si possa uscire da una logica punitiva che avrebbe effetto solo nei confronti dell'informazione? Che non sia possibile riconoscere il ruolo dell'Ordine dei Giornalisti come organo di autodisciplina della categoria? Che non si attivi un sistema di responsabilità collettive, degli uffici giudiziari e del giornalismo, che rafforzi le norme a tutela della dignità delle persone ed allo stesso tempo difenda il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati? La discussione in Parlamento su questo provvedimento, come quella sulla legge relative alle querele, deve consentire di trovare una strada condivisa ed utile».Commento positivo anche da Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine dei Giornalisti: «Con soddisfazione prendo atto che i giornalisti che pubblicano intercettazioni telefoniche non rischiano né la galera, né punizioni umilianti per la loro professione. L'esigenza di mantenere riservati alcuni particolari non è un problema da sottovalutare, non tutto si può dire ed è buona cosa che non tutto venga detto. Già disponiamo di codici di autoregolamentazione che disciplinano il trattamento dei dati, per quanto riguarda la privacy dei cittadini, i minori (Carta di Treviso), i deboli e gli emarginati. Dovremo aggiungere qualche riflessione per disciplinare nella nostra Carta dei doveri l'uso delle indiscrezioni raccolte con le intercettazioni telefoniche. Ma il fatto che si tratti di una scelta operata autonomamente dalla categoria e non imposta da leggi o da decreti - afferma ancora il presidente dell'Ordine - ottiene il risultato di migliorare la qualità dell' informazione, rendendola più responsabile, senza però intaccare i principi di libertà».