venerdì 11 novembre 2005

Davvero un discorso corposo. Ma che ne resterà

IL RUOLO DEI COMUNI DI FRONTE ALLA SFIDA DELLA COMPETITIVITA’
L’ESPERIENZA DEL COMUNE DI TERAMO: questo comunque è il testo integrale che il sindaco Chiodi ha letto al convegno.


Le città stanno affrontando un difficile e delicato percorso di cambiamento: governare una città ed il suo territorio oggi è molto più difficile, per almeno tre diverse ragioni:1.le funzioni economiche e sociali si sviluppano su aree territoriali e con interdipendenze extralocali più ampie dei confini amministrativi della Città stessa.2. il governo della città esige sempre di più una relazione continua con reti sempre larghe di attori pubblici e privati;3. il ruolo economico dello Stato si riduce, e la competizione tra le città aumenta. Le forze economiche, gli investimenti, le persone, le professionalità, le intelligenze, sono attratte da territori che offrono situazioni ambientali migliori sotto il profilo delle infrastrutture, dei servizi, della qualità della vita, dell’ambiente culturale e sociale. Se una città ed il suo territorio non riescono a sviluppare un percorso di miglioramento continuo di queste dimensioni, finiscono rapidamente con il disincentivare le forze economiche e ad inaridire la volontà di miglioramento delle persone. Tutto ciò aggravato dalla cosiddetta globalizzazione che ci ha spiazzato con il suo vero volto: si pensava che l’Occidente potesse imporre ed esportare le sue imprese e la sua cultura e pensavamo alle altri parti del mondo come un potenziale enorme mercato invece che come straordinari competitori sui nostri prodotti. In questo scenario il ruolo delle istituzioni in funzione delle politiche di sviluppo non può più essere quello di ieri. Chi opera oggi nei Comuni, ma anche negli altri enti locali, si trova a dare una risposta alla domanda ricorrente: quale dovrà essere il ruolo dell’ente locale ? Svolgerà funzioni di amministrazione o di governo ? Se la risposta è – come credo – la seconda allora deve addirittura mutare la stessa nozione di classe dirigente. Per chiarire potrei fare il caso di quei territori che vedevano la presenza di una grande industria. In questo caso il ruolo delle istituzioni locali è stato quello di assecondarne lo sviluppo, perché questo era il modello scelto per quelle zone dallo Stato centralista e non condizionabile dal Comune, cercando di limitare i danni dovuti all’invadenza del territorio e ottimizzandone le ricadute occupazionali.
Oppure, per altri territori le istituzioni locali si sono dedicate a curare la coesione sociale ed i servizi che consentissero all’azienda piccola e piccolissima, di solito a conduzione familiare, di radicarsi in un territorio favorevole, pagando comunque un prezzo in termini di antropizzazione del territorio.
Nel nuovo scenario – quello che potremmo definire globalizzato – il ruolo del Comune deve essere diverso e deve occuparsi di promuovere un sistema di istituzioni adatto alla centralità, non più dell’impresa o del distretto industriale, ma del sistema territoriale la cui fioritura e competitività deve puntare sulla diversificazione sia delle imprese che dei prodotti non solo intesi come beni merce o servizi ma cultura, ricerca, sapere. Si tratta soprattutto di mettere insieme tutte le risorse pubbliche e private di cui un territorio dispone e orientarle verso obiettivi coerenti e condivisi e di realizzare concretamente progetti che abbiano un respiro strategico superando un dibattito vecchio e cioè se, in questo contesto, occorra più pubblico o più privato. A mio giudizio la realtà di oggi richiede più politiche pubbliche e più presenza dell’iniziativa privata. Più privato perché ci sono tutta una serie di servizi, di beni comunali territoriali, di beni comuni locali che possono essere condivisi nella proprietà e nella loro gestione e più pubblico per rispondere alle richieste di copertura del deficit formativo e di una università che sia più pronta a di mettersi in rapporto con i sistemi produttivi, per rispondere alla esigenza di facilitare l’internazionalizzazione delle imprese ed il marketing territoriale. Il Comune deve assumere come riferimento la centralità del territorio che non coincide con la dimensione comunale, spesso nemmeno con quella provinciale. Occorre quindi un metodo affinchè tutto ciò accada nel modo migliore possibile. Il metodo scelto dal Comune di Teramo è la pianificazione strategica.
Si è partiti dalla constatazione che una classe dirigente - che voglia definirsi tale - non può accettare di subire i processi in nome di una presunta impotenza (dissimulandola magari dietro una visione forzata del liberismo) ma deve anche superare il modello di piani imposti dalle istituzioni alla società. Anzi è la società stessa che, se posta nelle condizioni di definire gli obiettivi, pone alle Istituzioni locali quella visione condivisa del futuro della città che, appunto perché condivisa, indirizza le scelte delle Istituzioni. Il metodo della Pianificazione strategica riconosce, quindi, il valore aggiunto che può venire dalle classi dirigenti dei diversi soggetti sociali, delle associazioni imprenditoriali, degli ordini professionali, del sistema del volontariato, delle associazioni culturali, delle principali industrie, delle banche, delle autonomie funzionali, come l’università, le camere di commercio, le fondazioni, e favorisce un rapporto sinergico uscendo da una dimensione separata e corporativa. Il processo di pianificazione strategica facilità questo, da un lato tende a far venire meno quell’approccio settoriale e corporativo che molto spesso le organizzazioni sociali attuano verso il Comune, la Provincia ecc. dall’altro tende a mettere in crisi la pretesa di autosufficienza delle Istituzioni Locali che molto spesso si trasforma in una inconcludente autoreferenzialità. Se la politica riconosce questo valore aggiunto, significa che da sola non può farcela ed il successo di un Piano Strategico dipende moltissimo dal l’apporto e dalla volontà di partecipazione degli altri attori sociali. Il Piano Strategico, pertanto, non è e non deve essere il Piano del Sindaco, non deve essere una iniziativa partigiana, ma il Piano di una intera Città. Il suo successo dipenderà poi dalla continuità che sapremo garantire a questo metodo, così difficile da avviare per le diffidenze che occorre superare, pur in presenza di una fisiologica alternanza alla guida politica delle istituzioni. Il riferimento temporale di un Piano Strategico è ovviamente di lungo periodo. Il Comune di Teramo intende proiettarlo al 2020 anche perché lo scenario si annuncia molto diverso da quello di attuale con l’emergere di nuove aree che diventeranno i primi produttori mondiali in settori sia tradizionali che di alta tecnologia. Il fatto di darlo per assodato questo scenario o di non darlo per assodato, oppure negarlo, influenza enormemente le scelte e gli obiettivi del Progetto di sviluppo di un territorio. In questo senso, insomma, ciascun territorio deve ridefinire il proprio posizionamento strategico. Il percorso avviato dal Comune di Teramo è stato già attivato in altre città europee e italiane e l’U.E. ha individuato in questo strumento una modalità fondamentale per il governo urbano. Non più quindi solo città grandi ma anche medie e piccole. Per le piccole, la scala è diversa, ma è l’occasione per recuperare la frammentazione delle istituzioni che rappresenta una dei punti deboli del nostro territorio e dell’Italia diffusa, di quel 70% di Comuni italiani sotto i 5.000 abitanti. Per le città medie e piccole, combattere la frammentazione delle istituzioni, che rappresenta una evidente debolezza sul piano operativo, diventa un tema obbligato mentre per le grandi città ciò rappresenta una scelta. Il successo del Piano Strategico si misurerà anche su come nasceranno e si moltiplicheranno forme istituzionali, unioni e consorzi di comuni che dimostrino il superamento della logica della frammentazione.
Il Piano si compone di almeno tre elementi importanti. Il Percorso di pianificazione strategica· Il Documento Piano Strategico. Gli effetti concreti. IL PERCORSO DI PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Si tratta di un processo di democrazia deliberativa attraverso il quale la città, nel suo insieme, è chiamata a costruire in modo condiviso il disegno strategico della città e del territorio. E’ quindi un nuovo processo di governance che mette in rete attori, politiche, interessi ed obiettivi per individuare visioni di sviluppo della città condivise e di lungo periodo. I settori individuati dal Comune di Teramo sono i Servizi ai cittadini, la cultura, l’ambiente territorio ed infrastrutture, ed il welfare locale. IL DOCUMENTO PIANO STRATEGICO. È la raccolta dei progetti cantierabili volti al raggiungimento di obiettivi di sviluppo condivisi. Tra l’altro sarà uno strumento potentissimo di marketing territoriale. Il PERCORSO PREVEDE: la costituzione del Comitato scientifico- l’avvio di sei ampi gruppi di pianificazione strategica con vari sottogruppi dove tutte le istituzioni locali, le forze sociali e civili sono invitate a partecipare secondo le proprie competenze ed i propri interessi- il pieno coinvolgimento del consiglio comunale Il lavoro dei gruppi di pianificazione strategica, supportati dal comitato scientifico, sarà quello di identificare problemi aperti per lo sviluppo della città; definire gli obiettivi di medio- lungo termine- generare ipotesi di soluzione. La domanda che si affronta in questa fase è: come raggiungere gli obiettivi, conoscendo la situazione di partenza e le forze in gioco (ed in particolare i vincoli) ? declinare le ipotesi di soluzione in progetti cantierabili
Le risorse finanziarie sono state reperite mediante i Fondi CIPE di cui alla delibera n°20. Il protocollo d’intesa con il Ministero competente è stato sottoscritto nel mese di aprile 2005 e si è in attesa che la Regione Abruzzo predisponga la Convenzione.
Grazie per l’attenzione.