Ancora cambio di casacche. Non solo don Rocco, adesso anche Cipolloni torna a casa Udeur. Ma non è finita. Perhcè siamo sicuri che Claudio Di Bartolomeo attento presidente del consiglio non decida di cambiare anche lui casacca dopo essersi dimesso? E allora che ci resta da fare? Nulla vedere ancora che il prode Silvino tornerà sui banchi del consiglio, assistere ad un cambio di incarico per Paolo Alby e la giostra continua. Tutto come prima. Ma una riflesisone a quetso punto si impone: possibile che noi elettori non ci accorgiamo che ci stanno fottendo? Non possiamo prossimamente inviare un segnale forte e deciso a quelli che professano una sola professione: quella del cambio della casacca? Ma già è vero tengo famiglia. Ma quale? Tradizionale, moderna, allargata, di fatto, omosessuale, monoparentale, transnazionale. In Italia la famiglia fondata sul matrimonio resta ancora un’istituzione incrollabile, ma negli ultimi anni si è assistito a grandi cambiamenti. Ruoli, tempi, modi e usi sono in continua evoluzione. La famiglia al primo posto. Qualsiasi cosa questo voglia dire, non vi è programma politico – di destra, ma ormai anche di sinistra – che non contenga questa "parola magica". Un concetto passepartout, che funziona sempre, proprio perché inattaccabile. E inattaccabile perché generico, come del resto un po’ tutte le parole d’ordine: democrazia, libertà, pace, giustizia. Tutti d’accordo – e chi potrebbe non esserlo? – fintantoché non si scende nel dettaglio, rispondendo alla domanda "in che senso?".
E allora: famiglia in che senso? Dietro l’espressione "difesa della famiglia", per esempio, alcuni settori della destra tradizionalista e cattolica hanno sempre fatto passare le loro idee conformiste e reazionarie. Basti pensare alla campagna referendaria del 1974 sul divorzio, quando i missini invitavano ad abrogare "una legge sbagliata voluta dai fautori del malcostume", mentre Fanfani pronosticava lo sfascio delle famiglie, con "i mariti che scapperanno con le cameriere giovani". Oggi, che il divorzio è ormai accettato come una realtà difficilmente contestabile (ma in realtà non si può mai stare tranquilli, con l’aria che tira), molti esponenti del centrodestra (peraltro quasi tutti divorziati, conviventi more uxorio, risposati o miracolati dalla Sacra Rota) agitano la facile bandiera della "difesa della famiglia tradizionale" in chiave polemica nei confronti di tutto ciò che da essa osi discostarsi. In realtà non esiste nessun "attacco alla famiglia", non c’è nessuno così folle da voler vietare alle persone di sposarsi, così come non esiste nessun politico così suicida da mettersi contro la stragrande maggioranza di italiani che danno vita a famiglie tradizionali. Ma se non c’è nessun attacco, perché dunque gridare al pericolo, indicando la necessità di una difesa della famiglia? Evidentemente perché dietro la parola "difesa" si nasconde proprio la volontà di attaccare. L’unico attacco accertato, infatti, è proprio quello nei confronti dei diritti e degli interessi legittimi delle coppie di fatto. E, più in generale, di chiunque compia scelte eterodosse in materia sessuale e sentimentale.
E allora: famiglia in che senso? Dietro l’espressione "difesa della famiglia", per esempio, alcuni settori della destra tradizionalista e cattolica hanno sempre fatto passare le loro idee conformiste e reazionarie. Basti pensare alla campagna referendaria del 1974 sul divorzio, quando i missini invitavano ad abrogare "una legge sbagliata voluta dai fautori del malcostume", mentre Fanfani pronosticava lo sfascio delle famiglie, con "i mariti che scapperanno con le cameriere giovani". Oggi, che il divorzio è ormai accettato come una realtà difficilmente contestabile (ma in realtà non si può mai stare tranquilli, con l’aria che tira), molti esponenti del centrodestra (peraltro quasi tutti divorziati, conviventi more uxorio, risposati o miracolati dalla Sacra Rota) agitano la facile bandiera della "difesa della famiglia tradizionale" in chiave polemica nei confronti di tutto ciò che da essa osi discostarsi. In realtà non esiste nessun "attacco alla famiglia", non c’è nessuno così folle da voler vietare alle persone di sposarsi, così come non esiste nessun politico così suicida da mettersi contro la stragrande maggioranza di italiani che danno vita a famiglie tradizionali. Ma se non c’è nessun attacco, perché dunque gridare al pericolo, indicando la necessità di una difesa della famiglia? Evidentemente perché dietro la parola "difesa" si nasconde proprio la volontà di attaccare. L’unico attacco accertato, infatti, è proprio quello nei confronti dei diritti e degli interessi legittimi delle coppie di fatto. E, più in generale, di chiunque compia scelte eterodosse in materia sessuale e sentimentale.

