E' morto nell'ospedale di Chieti, Leonardo Vecchiet, medico della nazionale di calcio campione del mondo in Spagna. Nato a Trieste il 2 maggio 1933, risiedeva da tanti anni a Chieti dove era anche docente presso l'Università. Leonardo Vecchiet è stato medico della nazionale di calcio per 17 anni, prima come aiuto di Fino Fini, dal 1970 al 1981, e poi, come principale responsabile dello staff, fino al 1986. Titolare della cattedra di Semiotica medica e Patologia speciale all'Università "D'Annnunzio" di Chieti, nonché direttore della Scuola di specializzazione in Medicina dello sport dello stesso ateneo, è stato responsabile della sezione medica del settore tecnico della Federcalcio, membro della commissione medica della Fifa e del comitato tecnico scientifico del Coni. Nel 1998 fu eletto presidente della "International Myopain society", l'associazione che si occupa di sindrome miofasciale e fibromialgia. Si era laureato all'Università di Firenze nel 1957, e aveva conseguito specializzazioni tra le quali tisiologia e malattie dell'apparato circolatorio, malattie cardiovascolari e reumatiche, dell'apparato digerente e del sangue. La camera ardente per Leonardo Vecchiet sarà allestita presso la Fondazione Ciapi di Chieti Scalo, sede didattica della facoltà di Scienze dell'educazione motoria dell'Università "G. D'Annunzio". I funerali si svolgeranno domani pomeriggio presso la Cattedrale di San Giustino a Chieti.
Una sofferenza durata dieci anni quella di Leonardo Vecchiet, professore di Semeiotica medica, che ottenne, in I° grado, una sentenza passata in giudicato il 2 dicembre 2003, perché il fatto non sussiste, conseguente ad una sentenza di assoluzione con formula piena, su richiesta del Pubblico Ministero. Vecchiet è stato giudicato innocente dalla Sezione X del Tribunale Penale di Roma, dopo un percorso giudiziario di circa dieci anni.Occorre infatti andare indietro all'8 aprile del 1994 per capire che cosa è successo: nell'ambito delle inchieste sulla cosiddetta 'farmacopoli', neologismo direttamente mutuato dal più omnicomprensivo 'tangentopoli', Vecchiet incappò allora nella stagione giustizialista che travolse colpevoli ed innocenti, tutti ritenuti corresponsabili nel giro di tangenti tra industrie farmaceutiche, Cuf (Commissione unica del farmaco) e Cip (Comitato interministeriale prezzi, poi soppresso): un triangolo all'interno del quale la magistratura di allora ha inglobato tutti coloro che, a titolo diverso, si occupavano di farmaci. Tanto per capirci, era l'epoca di Duilio Poggiolini, il padre-padrone vero, Ministri a parte o esclusi, della politica farmaceutica del Paese. La Poggiolini story ha trascinato nei tribunali d'Italia tutto e tutti, tra questi anche Vecchiet, nell'incredulità di chi lo conosceva, sia professionalmente, sia umanamente. Tra l'altro Vecchiet veniva accusato di fatti accaduti negli anni '80, precedentemente alla sua nomina nella Cuf, dove egli fu componente dal 1991 al 1993. "La mancata coincidenza temporale tra le ricerche svolte e la nomina presso la Cuf è la principale ragione per cui si esclude che le dazioni di denaro fossero il prezzo della corruttela, né può essere considerato tale il successivo finanziamento per il progetto 'Neurigen' risalente al 1993, quando il Vecchiet era già uscito dall'organismo ministeriale". Così recita un passaggio della sentenza del 3 giugno 2003, che subito dopo riconosce a Vecchiet il merito di aver devoluto parte delle somme ricevute a progetti di ricerca e a giovani ricercatori.Vecchiet ha vissuto per dieci anni la condizione di imputato in attesa di giudizio e, dall'8 aprile al 27 giugno del 1994, è stato colpito da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Laura Triassi, mentre alla Procura di Napoli governava Agostino Cordova. Senza alcuna meraviglia, è un atto di giustizia, oggi, affermare che all'epoca i titoli dei giornali erano cubitali per meglio esaltare l'impresa della Procura di Napoli, in linea con la tendenza di quegli anni: il circuito giudiziario alimentava il circuito mediatico e quest'ultimo ricambiava dando visibilità e sovraesposizione ad alcuni magistrati cosiddetti d'assalto. Un'unica linea univa, per metodi ed effetti, le Procure di Torino, Milano, Napoli e Palermo: l'onda d'urto travolgeva tutto ciò che trovava nel suo fragoroso e 'spettacolare' impatto, lasciando dietro di sé colpevoli puniti, innocenti puniti, cadaveri eccellenti e cadaveri innocenti. Finalmente assolto: per 17 anni medico della Nazionale di Calcio, della Nazionale di Beazort che vinse il Mondiale nel 1982, Leonardo Vecchiet vive adesso sereno il riconoscimento della propria innocenza, con il rammarico che alla notorietà negativa che i mass media gli regalarono nel '94 non è seguita, oggi, altrettanta notorietà positiva: gli stessi mass media, infatti, non gli hanno 'regalato' nemmeno una breve.

