domenica 6 gennaio 2008

A proposito di fratelli. Una storia tutta termana e sulla quale bisognerebbe meditare: perchè noi tutti non abbiamo fatto una bella figura

Schiaffi, paura e vittoria La Fortitudo passa 91-92
Terrore per Jenkins: dopo una botta sviene in campo con la mandibola fratturata Il fratello del presidente di Teramo aggredisce Sakota. L'apre e la chiude il portentoso Tucker, la prima biancoblù di Dragan Sakota. Sul 91-92 il moro di Teramo sbaglia il cesto della vittoria a 2” dalla sirena, ma per suggellare il primo successo del nuovo corso si deve aspettare ancora molto, nel putiferio, perché Thomas sbaglia due liberi lasciando a Migliori il tiro della disperazione sul gong, che si spegne cortissimo. Un tripudio di cuori
Fortitudo, in una notte assurda, demenziale, vissuta fra le tensioni e le follie della partita e delle tribune. "Aveva ragione Sabatini " arriva a dire qualcuno, perché il patron virtussino s'inventò il "Maraglio day" proprio dopo aver giocato in questo catino incontrollabile. Con ordine. Sulla balaustra, settore biancoblù, c'è tutta la nomenclatura dell'Aquila, che da queste parti è quasi di casa. Di fronte siede Sakota, fra il pubblico, confinato in un angolo della tribuna dai motivi burocratici che gl'impedivano il debutto vero. La mano che passa ruvida sul volto, lo sguardo ballerino fra il campo, il tabellone e il fido Forino, al quale ha raccontato tutto il match, in ogni piega, prevedendone i risvolti, commentandone le virate dalla sua tana. Poi l'aggressione d'un padre di famiglia, baffuto, incravattato, trattenuto a stento dal figlio di non più di 11 anni. Volano schiaffioni, una scena patetica, mentre in campo piove di tutto. Nessuno riusciva a trattenere la furia di Paolo Antonetti (fratello del presidente del club teramano e persino con un incarico alla Regione Abruzzo nel settore cultura), Forino prima, Guarino poi, i carabinieri infine, riuscivano a placcarlo, a sedera la rissa, mentre attorno i berci di altri paesani riversavano il loro livore sul povero Sakota. Intanto, in campo, il vice Bizzozi guidava la truppa, giunta lì ad un corposo +12 (52-64) col cesto di Cittadini a 48” dal terzo gong. Ma da scrivere ci sarà ancora tutta la storia. Teramo riapre tutto in un palpitante ultimo periodo, schizofrenico, magico, spacca cuori: per 3', da 6'55” a 3'52”, nessuno sbaglia, Tucker infila 12 punti pesantissimi, fra un strappo e l'altro ricuce fino all' 80-81 con 3' da giocare, ma non riesce mai a scollinare. L'Aquila, suonata ma non morta, regge. Quindi la paura: 2'24”, 82-85, caldo bollente, Jenkins piglia una botta terrificante alla tempia sinistra e cade stecchito, privo di sensi, rianimato subito da Thomas e dallo staff medico biancoblù. Attimi impressionanti che durano un'eternità, poi Jenkins si rialza, col ghiaccio in faccia, e si sospetta la frattura della mandibola. Avvolto dal nugolo di scudieri Sakota, che dalle smorfie il suo Orazio (superbo a cavallo dei due tempi con 11 punti in fila) non deve amarlo, si sbraccia, gli sfugge un picku, vecchia imprecazione slava ormai sdoganata, a pugni tesi. Sarà l'ultima volta, di rabbia, e la prima, di gioia. Daniele Labanti Siviglia Wear Teramo- Upim Bologna 91-92 (21-19, 42-45, 57-66) Teramo: Brown 9, Valentino ne, Tucker 31, Poeta 10, Yango 10, Migliori 6, Powell 13, Marzoli ne, Lulli 1, Carra 7, Tskitishvili 4, Iannilli ne. All: Bianchi. Bologna: Jenkins 25, Mancinelli 15, Cittadini 15, Torres 2, Lamma, Bagaric ne, Janicenoks 2, Sanguinetti ne, Thomas 15, Calabria 8, Iturbe 10, Cortese ne. All: Bizzozi (in tribuna Sakota). Arbitri: Cicoria, Reatto, Martolini. Totale tiro: Te 29/65 (11/28 da tre), Bo 30/66 (11/30 da tre). Tiri liberi: Te 22/30, Bo 21/31. Rimbalzi: Te 42, Bo 41. Assist: Te 15, Bo 14. Spettatori: 3500 circa (da Corriere di Bologna)-
Chi avrà cura di leggere noterà che qualche cosa di strano in tribuna è acacduto. Il fratello del presidente Antonetti è stato protagonista di uno spetatcolo nello spettacolo. Ci vorrebbe misura soprattutto quando poi, in un recente passato, qualcuno si scagliava contro Malavolta che si arrampicava sulla rete del rettangolo di gioco. La circostanza finiva regolarmente sulle locandine apposite e quant'altro. Stavolta invece il fatto è stato riportato, con dovizia di particolari, dai colleghi di Bologna. Noi tutti non abbiamo fatto una bella figura. Ignorandolo. Ma chi la fa sotto la neve poi al primo sole finisce dietro la lavagna.