mercoledì 31 agosto 2005

Attenzione da domani/si ricomincia a sparare

Non sono un cacciatore, però la cacciagione cucinata a regola d'arte mi affascina e non potrebbe essere diversamnete. Conto alla rovescia per l'apertura della stagione della caccia. Le prime doppiette potranno aprire il fuoco domani giovedì, primo settembre, con 18 giorni di anticipo sull'inizio ufficiale previsto dalla legge. Una manciata, le regioni che non apriranno i battenti ai cacciatori dopodomani e, tra queste, unica a non concedere né deroghe né anticipi è la Sardegna. All'altro capo, la Basilicata che a partire dal 4 settembre ha concesso la cosiddetta preapertura a tutte le specie cacciabili. Tra un estremo e l'altro, sono comunque la maggioranza le amministrazioni regionali cha hanno detto sì all'apertura anticipata della caccia, seppure con calendari a scacchi a seconda le diverse specie. A partire dal primo settembre, dunque, via libera alla caccia di gazze, merli, tortore in Emilia Romagna e in Sicilia, alla beccaccia nel Lazio. Sabato 3, sarà la volta del Piemonte per la cornacchia grigia e nera, le gazze, le tortore e il colombaccio. Qui caccia anticipata anche per il cinghiale. Sempre sabato tre, poi, via libero anche in Veneto. Hanno, invece, deciso di spettare la prima domenica di settembre, la Basilicata, con apertura solo due giorni a settimana ma alla caccia di tutte le specie, la Campania, dove si potrà puntare alle quaglie e alle tortore, e l'Umbria. E, così, come ogni anno le polemiche non mancano. Oltre alle preoccupazioni per le sorti della fauna selvatica, questa volta c'é anche l'allarme virus polli, che "volerebbe sulle ali delle anatre". Nonostante ciò, accusa Fulco Pratesi "con assoluta mancanza di coscienza e senso di responsabilità, la Toscana autorizza la preapertura ad anatidi quali alzavola, germano reale e marzaiola, mentre nelle Marche si può sparare dal 1 settembre a mestolone e marzaiola". Troppo presto, però, per stabilire questo nesso e "per sapere se questo pericolo è reale", secondo il presidente di Federcaccia Franco Tim, che intravede il rischio "di una strumentalizzazione". Scampati all'influenza aviaria, resta comunque il problema di evitare che specie già a rischio siano cancellate dai colpi dei cacciatori. Non caso, sottolineano le organizzazioni ambientaliste, in molte regioni le preaperture sono state decise "in palese contrasto con i pareri dell'Istituto Nazionale Fauna Selvatica". Ed il campanello di allarme starebbe per suonare in particolare per la lepre italica e per ben 14 specie di uccelli selvatici. A peggiorare le cose è il fatto che alcune di queste razze prese di mira, come il Combattente, la Pernice rossa e il Moriglione, sono concentrate prevalentemente in Europa.