venerdì 30 settembre 2005

Malavolta conferma"Me ne vado" Ecco l'intervista integrale concessa al quotidiano Il Cittadino

Che qualcosa si fosse rotto nel rapporto tra il commendator Malavolta e Teramo, è cosa nota. Il patron della Foodinvest, in più occasioni, e con la tradizionale schiettezza, l’aveva detto che no, così non gli piace, che non vuole e non può più sentirsi “ospite” in una città alla quale sente di aver dato molto. Quel molto, adesso, è diventato un troppo, al quale non corrisponde un ritorno adeguato, né in termini di “accoglienza” né in termini di “partecipazione reale” alla vita della città. Per qualche oscuro meccanismo (che in queste pagine più volte abbiamo criticato), che forse affonda le radici un po’ nell’invidia e un po’ in quella vocazione tutta nostra alla distruzione, i Malavolta continuano a scontare, a Teramo, colpe mai commesse e, in generale, un atteggiamento di sofferta sopportazione da parte di quella che, forse a torto, potremmo definire la “Teramo bene”. Sono amati dalla Teramo vera almeno quanto sono “odiati” (e il termine non sembri eccessivo) dalla Teramo apparente, quella di chi sente, nella ricchezza dei Malavolta e nel loro impegno l’evidente sottolineatura di un fallimento e di una mancata assunzione di responsabilità da parte propria. Ogni volta che i Malavolta comprano un giocatore, o fanno crescere il gruppo, o magari sponsorizzano un evento, c’è qualcuno pronto ad attaccarli, ed è sempre un qualcuno che, per ruolo o portafoglio, avrebbe dovuto investire nello sport, nell’azienda o partecipare alla vita cittadina e invece non l’ha fatto. E’ il gioco tristissimo dell’impiegato capace che viene invitato dai colleghi a lavorare meno, perché altrimenti ne evidenzia l’incapacità. Così, pur profondendo energie e soldi, i Malavolta continuano a vivere la sofferta quotidianità del sentirsi “estranei” alla Teramo che conta, che decide, che organizza… anche se poi quella Teramo che conta, che decide e che organizza non teme di bussare proprio alla porta del capofamiglia e lo fa sempre per gli stessi motivi: i soldi. Le sponossrizzazioni. Anche se adesso l’ordine di scuderia è quello di chiudere il portafoglio. Con tutti.
Eppure, poco meno di una settimana fa, lei, commendator Malavolta, ha deciso di sponsorizzare con il logo di un’azienda del gruppo, la Capritalia, la squadra teramana di handball..
"L’ho fatto solo per onorare la parola data l’anno scorso ad un uomo che rispetto moltissimo, ovvero il direttore dell’Istituto Zooprofilattico, Enzo Caporale, quindi si tratta di un riguardo nei suoi confronti e niente di più. Per tutti gli altri è finita".
Anche per il calcio?
"Naturalmente, l’ho detto a chiare lettere: questo è l’ultimo anno che facciamo qualcosa per il calcio teramano, a fine stagione, comunque sia andata, noi chiudiamo con il calcio… ad altri dimostrare cosa sappiano fare e, soprattutto, quanto siano in grado di investire… perché è venuto il momento di dire basta anche a questo gioco facile nel quale tutti si sentono in dovere di dover parlare e poi, però, a spendere è soltanto uno e sempre lo stesso… ma che gente è quella che non sente la vergogna del partecipare solo per distruggere e mai per costruire?"
Lei, inutile dirlo, quando dice “gente” non si riferisce ai teramani…
"Assolutamente no, io non parlo dei cittadini di Teramo, perché quelli sono i miei concittadini, sono quelli che mi salutano, che mi fermano per strada, che non mi hanno mai fatto sentire “solo”; mi riferisco invece a chi crede di “comandare” questa città, ai potenti, ai signori dell’economia e della politica, a chi amministra il potere delle banche come se fosse suo per diritto divino e non per delega, a chi crede che dal velluto di una poltrona, quale che sia, si possa guardare tutti dall’alto in basso, a chi si sente in dovere di attaccare chi ha avuto, quale unico torto, quello di voler costruire un’industria in questa città e garantire, ad una parte di questa stessa città, un reddito sicuro e una vita serena. Mi piacerebbe che loro, i signoroni delle banche e della politica, mi dicessero cosa hanno fatto, davvero, per i loro concittadini e per i loro elettori. Parole, solo parole… quanta gente che chiacchiera a vanvera ed io sono stufo di sentire le chiacchiere. E’ venuto il momento di fare un passo indietro…"
Che intende dire?
"Che farò quello che fino ad oggi, mettendo il cuore davanti alla ragione, non ho mai fatto, ostinandomi ad inseguire una “teramanizzazione” del gruppo che, a conti fatti, si è rivelata una scelta sbagliata, visto il trattamento che continuiamo a ricevere. No, non è giusto, per me, per la mia famiglia, per le nostre aziende, continuare ad inseguire un rapporto che non è paritario. Anche l’innamorato più innamorato, se non corrisposto, alla fine intuisce che deve guardare altrove. Farò questo ed ho guardato e guarderò in altri siti che ci attendono".Vuol dire che se ne va, che lascia Teramo”
"Sì, esattamente, tra ottobre e dicembre comincerà un processo di delocalizzazione che ci vedrà impegnati, inevitabilmente, nel ripensamento delle nostre strategie di gruppo, con chiusure e trasferimenti altrove, compresi anche gli sviluppi. Per ora, però, non vorrei dire di più, anche perché di certo non sarà una decisione indolore"
No, certo, sarà un momento traumatico, anche per l’economia locale
"Eppure, vedrà, tra i signoroni delle banche e della politica non mancherà chi brinderà, chi sentirà come una vittoria, magari anche personale, l’essersi liberati di un gruppo che in questa città ha investito per miliardi e partecipato per miliardi, non facendo mai mancare un contributo a chi mostrava di voler fare qualcosa per Teramo. Noi abbiamo sempre sentito come un dovere quello di voler fare qualcosa per Teramo, pensi che solo in termini di sponsorizzazioni, partecipazioni o beneficenza, non ci siamo mai tirati indietro".
Forse è stato questo l’errore
"Sicuramente, avremmo dovuto, invece, restarcene alla finestra, magari metterci al seguito di qualche politico “potente” per contare qualcosa, (sempre che ve ne sia qualcuno in grado di essere riconosciuto fuori città), o magari avremmo dovuto inchinarci al potere delle banche, a quei signori che fingono di voler aiutare l’economia locale e poi impongono sui prestiti alle aziende tassi di interesse pesantissimi (Cassa di Risparmio 14,40%, con facoltà di prove)… allora, forse, saremmo entrati a far parte della Teramo che conta, ci avrebbero dato riconoscimenti e cariche, magari ci avrebbero invitato alle feste più esclusive o chiamati a far parte dei club più importanti. Ma noi non siamo fatti così, non sappiamo fare i servi di nessuno, per questo dobbiamo essere continuamente attaccati o criticati da chi, invece, considera gli altri solo in funzione del grado di servilismo che riescono ad esprimere. E’ tutto molto triste ma vero!"
Intervista di Antonio D'Amore