martedì 21 marzo 2006

I ricordi di Fernando Aurini privato. Storie e aneddoti di un teramano d'altri tempi

“Teramo è una piccola incompiuta, tutto ciò che si intraprende resta sospeso, interrotto, e infatti la città si sviluppa caoticamente. Se vivesse una vita densa di contenuti morali, culturali e sociali sarebbe una splendida opera verdiana, traboccante di vitalità, appassionata, onesta e diretta”.
Una delle ultime cose scritte da Fernando Aurini che ci ha lasciato troppo presto. Conservo gelosamente alcune sue cose. Per esempio quanto segue che conclude la storia delle cantine teramane:”Quando si parla del senso voluttuario dei teramani, nati come pochi privilegiati con il gusto ed il piacere della buona tavola, educati al culto della cucina, portati per istinto e per temperamento verso il mangiare ed il bere, bisogna tenere presente che gli abitanti dell’Intermania Urbs da secoli e secoli hanno fatto del vino e della buona tavola il loro tempio più sacro.
Annodiamoci ancora, come una volta, in tutta serenità il tovagliolo dietro la nuca (anche se non è più chic), allunghiamo i piedi sotto la tavola e pronunciamo di nuovo l’augurio sacro dei nostri antichi. Salute e buon appetito”.
Fernando è stato instancabile e poliedrico, è stato attore, animatore, insegnante, cultore di musica classica e di gastronomia abruzzese, organizzatore di concerti e mostre, presidente di molte associazioni culturali ed artistiche, autore di diversi saggi e pubblicazioni su vari argomenti, giornalista della carta stampata e della Rai. Ma è stato un maestro, un maestro di vita. Ed ha lasciato un vuoto incolmabile. Ma ricordare Aurini non significa elencare tutto quanto ha fatto- ha fondato il teatro sperimentale a Teramo, ha inventato la sagra della porchetta a Campli,ha scritto libri sull’antica Teramo, ha curato eventi culturale per il Giugno Teramano, ha organizzato serate per la Primo Riccitelli, è stato un artista poliedrico- significa invece ricordarlo per l’altro Aurini, quello che trascorreva serate e spesso faceva l’alba con gli amici, significa raccontare alcuni aneddoti che ridisegnano il maestro nella vita privata. L’Aurini privato e non pubblico. L’Aurini che era una memoria storica, per tutti noi.
Come non ricordare le sfide a braccio di ferro con l’avocato Pino Benguardato? Come non ricordare le cene ai Tre Galli? Come non ricordare la sua maniacale arte del cucina, lassù sopra i tetti di vai Vittorio Veneto? Abbiamo lavorato assieme a Il Messaggero. Ma ci eravamo conosciuti negli anni 70 quando assieme al compianto avvocato D’Amico ci ritrovavamo per trascorrere allegre serate. E allora per rendere omaggio a Fernando non c’è altro da fare che raccontare le “nostre” avventure per poter meglio comprendere quando fosse grande, quando fosse amicale, quando fosse veramente un attento intrattenitore.
Negli anni 70 don Nicola Iobbi, parroco di Cerqueto, aveva inventato il presepe vivente di Cerqueto e per presentarlo invitava noi della stampa teramana. Nevicava quell’anno e salimmo sull’auto di Marcello Martelli che guidava al suo fianco Fernando Aurini, dietro l’avvocato D’Amico ed io. L’auto in verità aveva qualche difficoltà per passare fra la neve tanto che proprio sotto il bivio di Cerqueto si impantanò e dovemmo cercare un telefono pubblico per avvisare don Nicola. Nevicava forte, mentre Martelli si dava da fare per mettersi in contatto con don Nicola, l’avvocato D’Amico rimase in auto, io e Fernando cominciammo a passeggiare fra la neve. Ad un certo punto il maestro si inginocchio in mezzo alla strada coperta di neve e pronunciò la frase che è rimasta scolpita nella mia mente:"Non sono morto nella campagna di Russia, debbo morire a Cerqueto per una mangiata”.
In un’altra memorabile serata sedemmo accanto a lui (c’era l’avvocato Fausto Appiacciafuoco, il collega Franco D’Ignazio) ai Tre Galli con il cavalier Campana che si mise a nostra completa disposizione. Aurini tenne viva la serata e ci condusse senza stancarci mai all’alba, con il locale chiuso e ci deliziò accennando a “Torna caro ideal”. Altrettanto memorabile fu una serata organizzata a casa sua. Attorno al tavolo c’erano D’Ignazio, Appiacciafuoco, Benguardato e Baiocchi. Aurini dietro i fornelli che ci offriva i suoi preziosi consigli sul modo di cucinare l’arrosto, poi fra ricordi e aneddoto arrivò puntuale la sfida a braccio di ferro con Benguardato. L’alba ci sorprese che ancora non avevamo capito bene chi avesse vinto la sfida fra Fernando e Benguardato. Poi il maestro si assentò un attimo, ritornò indossando una vestaglia con il cappuccio. "Vi debbo confessare che non mi sento molto bene. Adesso prenderò la mia aspirina e poi andrò a stendermi alcune ore. Voi fatemi un piacere quando uscite non chiudete la porta, così domattina i pompieri che verranno avvisati se io non dovessi essere in giro, non saranno costretti a sfondarla visto che non avrò tempo per aprirla io”. La risata fu fragorosa, uscimmo, lasciammo la porta accostata ma non chiusa e aspettammo il giorno. A metà mattina il maestro ci raggiunse al Caffè Fumo. Per ricominciare un’altra giornata da non dimenticare.
Come dimenticare la mangiata di baccalà dal “Pappagallo” in via Costantini. Eravamo i tre: Fernando, io e Candeloro Lido Rastelli, detto Lido. Fu l’ultima volta che mangiammo al Pappagallo perché dal lunedì successivo il caro Flaviano Capriotti decise di cessare l’attività. Come dimenticare il sabato conviviale organizzato da Fernando (con Giammario Sgattoni) presso la casa in campagna del farmacista Palombieri? E le votazioni per attribuire l’alloro vincente ai concorrenti della Sagra della Porchetta di Campli?
Ricordi corposi, ricordi di fatti e storie di teramani d’altri tempi. Per un maestro che un destino cinico e baro decise si strapparci troppo presto. Ma il ricordo di don Fernando ci seguirà fino a quando non ci ritroveremo. Lassù. Quando, venendoci incontro, certamente ci ridirà:” Annodiamoci ancora, come una volta, in tutta serenità il tovagliolo dietro la nuca (anche se non è più chic), allunghiamo i piedi sotto la tavola e pronunciamo di nuovo l’augurio sacro dei nostri antichi. Salute e buon appetito”.