sabato 4 marzo 2006

Quando una vocale finale di un cognome ti cambia la vita

Il dubbio spesso attanaglia. Per colpa di una vocale finale. Che cambia cognome e quindi prova spesso equivoci. Cipollone o Cipolloni? Una “e” ed una “i” hanno modificato il destino di due attenti teramani che si sono dati alla politica. Il primo è assessore anche all’anagrafe. Chi non ha ricevuto un sms firmato da Bruno Cipollone che a nome del sindaco Chiodi ha inviato auguri per un compleanno alzi la mano? Chi non ha ricevuto una garbata lettera nella quale si comunica che la carta di identità sta per scadere alzi la mano? Così il cognome Cipolline scorre fra gli utenti i quali forse alla prossima consultazione se ne ricorderanno e quindi potrebbero provvedere. Dunque Cipollone continua a seminare sperando di raccogliere. Prossimamente.
Ma c’è un altro Cipolloni che invece dopo essere arrivato sulla rampa di lancio tanto da aver ricevuto valanghe di preferenze, non ha avuto quel seguito che tutti si aspettavano. Perché Peppino Cipollone all’epoca del sindaco con il pizzetto alla 007 aveva fatto registrare un boom di preferenze, per molti stava già studiando da sindaco, anche lui passò al personale, poi la parabola cambiò direzione. La politica è quella cosa che non può essere spiegata tanto facilmente. In ogni caso quando pareva che Cipolloni dovesse proprio volare, non volò più ed atterrò rientrando nell’hangar (Camera di Commercio). Deluso dal partito o dallo schieramento Peppino decise anche alcuni mesi fa di cambiare casacca (sport che viene praticato a ripetizione anche nella nostra provincia) per cercare altrove una nuova visibilità. Ma secondo quelli che lo conoscono bene Cipollini ha perso lo smalto dei giorni migliori. Non morde più. Non è quello di un tempo. Sperava forse in un riconoscimento maggiore, sperava in un apprezzamento ulteriore per come l’urna l’aveva trattato. Non è andata così e lui si è messo da parte. Senza sbattere la porta, senza proclami. Ha ricominciato da dove era partito. Lui sostiene che quel mancato lancio in orbita non abbia lasciato il segno. Invece è esatto il contrario. Peppino Cipollone non l’ha presa bene, maschera la delusione, cerca di sorridere come un tempo. Ma si capisce che dentro ha ancora lo strascico di chi si aspettava molto e non ha ricevuto poi tanto. Un altro personaggio della politica teramana che seguirà le prossime elezioni che ci riserveranno altre sorprese. Altre emozioni. Termo sarà ancora terra di conquista, mentre già serpeggia fra i più la voglia di cambiare residenza. Fino a due anni fa era gettonata la residenza nel territorio di Mosciano. Oggi tutti chiedono di poter andare a risiedere nel rosetano. Perché la serie A di Antonetti è diversa da quella di Roseto? Che stupido. Non è una questione di pallacanestro. E’ un’altra storia. Che è sotto gli occhi di tutti. Una storia che però continua a penalizzare Teramo. Che non ha più i suoi politici di un tempo, quelli che difendevano la nostra “cittadella” (quando il 9 febbraio 1964 il Programma Nazionale cominciò a trasmettere La Cittadella, l’Italia venne conquistata dalle storie del dottor Manson, l’intrepido medico protagonista interpretato da Alberto Lupo; tratto dall’omonimo romanzo di Archibald Cronin e adattato per il piccolo schermo dal maestro del genere Anton Giulio Majano, il teleromanzo riscosse infatti un enorme successo, ottenendo indici di gradimento e ascolti da record). Ed oggi tutti ne paghiamo le naturali conseguenze. Basta alzare gli occhi e trovare conferma di quanto accade attorno a noi tutti.