lunedì 5 giugno 2006

L'assessore Paolo Gatti scivola sul catrame e Silvino (forse) se la ride

E’ scivolato sul catrame. Invece avrebbe dovuto puntare i piedi proprio perché, detto proprio volgarmente, il catrame appiccica e quindi difficilmente fa cadere per terra. Invece l’assessore Paolo Gatti ha ricevuto molte, troppe critiche, per il catrame. Colpa dell’Amministrazione che ha voluto sistemare un pezzo di Corso che, sinceramente, non è che fosse il massimo. Povero Gatti. Lui che sta già vivendo un periodo piuttosto particolare. Si dice infatti che il suo legame politico con l’altro assessore Silvino sia giunto ad un punto di rottura. Si dice, non ci sono le prove. Lui Gatti ha detto:<>. Perché Silvino è stato il “padrino” (nel senso cattolico della parola) di Paolo Gatti, insomma Paolo è cresciuto con il latte di Silvino volendo esagerare per far comprendere a tutti quanto sia stato profondo il legame fra i due. Silvino amico del padre di Gatti, dunque un binomio sul quale Paolo ha potuto mettersi subito in luce e quindi cominciare a volare da solo. Questo è oggi il problema. Paolo vuole volare da solo. Sa di essere un “tromber de femme”, è bello, le donne se le litigano. Basta seguirlo quando passa per il corso, le ragazze lo inseguono, lo toccano, lo baciano, se lo mangiano con gli occhi. Lui prende nota di tutto e sa che quelle elettrici un giorno torneranno utili alla causa. Ala sua causa. Perché Paolo Gatti vuole crescere ancora. Sta studiando per diventare un politico forte. Se già non ha saputo ritagliarsi un suo spazio vitale. Ma c’è Silvino che, data anche la stazza fisica, gli fa ombra e dunque guerra pure a Silvino. Lui smentirà. Dirà che sono chiacchiere da bar, dirà che sono cattiverie, dirà che invece va tutto bene. Ma non è così. Paolo Gatti ha deciso che un giorno, forse non molto lontano, il partito di Silvino sarà suo. E lavora ai fianchi. D’altra parte Silvino prima o poi dovrà lanciare la spugna anche se trova sempre, per una sorta di miracolo tramano, uno spiraglio (chiamalo spiraglio) dove andare a ficcarsi per ottenere una presidenza, un assessorato, un incarico, fosse anche ci amministratore di condominio.Ma c’è l’anagrafe che è inesorabile e quindi anche Silvino dovrà alzare le mani, arrendersi. E Paolo aspetta. Non è nemmeno seduto sul fiume. Sa che l’eredità è pesante, ma i giovani sono con lui e lui prende appunti, mette tutto in memoria nei due telefonini che si porta sempre dietro. Però quel catrame del corso non è stata una bella pensata. Che ci sia stata dietro la manina di Salvino? No non è possibile. Paolo Gatti con quella faccia da eterno bambino, va per la sua strada. Non perde occasione per andare in tv. Basta un appiglio e lui si fa piazzare il microfono sotto la bocca e parla. parla degli asili, parla del traffico, parla dell’Arpa, parla del catrame, parla del certificato di qualità, si è fatto riprendere anche seduto sui banchi dell’asilo per dimostrare che il vitto che viene s consumato dai bambini al nido è ottimo. Se fosse stato possibile avrebbe fatto salti di gioia se lo avessero ripreso a mietere il grano (non vi ricorda qualcuno che amava tantissimo la campagna del grano?). Non parla del Consorzio Agrario, dove svolgeva un ruolo di peso ma quell’incarico, guarda caso, non gli è stato rinnovato (che sia stato Silvino?). Paoloino non si preoccupa. Sa di non essere solo nella presunta guerra contro Silvino. Sa che alla fine vincerà, ma dovrà procedere con i piedi per terra perché il vecchio leone ne sa più del diavolo ed è sempre pronto ad infilarsi anche un uno spiraglio minimo. Silvino è così. Ma anche Paolo Gatti è così. Come lo vedete. Con il capello disordinato (al contrario di Mauro Di Dalmazio invece che punta oltre al resto anche ad apparire perfettino in ogni sua apparizione pubblica)), con quell’aria di sciupafemmine che fa tanto tendenza. Buttala via.