venerdì 28 dicembre 2007

Intanto in giro c'è già l'aria delle elezioni. Riflessioni comunque non lontane dalla verità vera.



“C’é aria di elezioni”, dice, non appena è in favore
delle telecamere (quanti danni quell’occhio rosso ha
combinato, quanti danni alla sintassi, alla cultura,
alla storia). L’assessore comunale è un fiume in
piena. Non si sottrae a nessuna domanda, neanche
a quelle provocatorie. “C’è aria di elezioni”. Sarà
davvero assai interessante seguire l’eventuale spoglio.
Perché quasi ci siamo. L’aria che si respira fa
pensare subito all’urna, al segreto dell’urna. Chi vincerà?
Chi rivincerà? Chi non vincerà? Chi perderà?
Il teramano segue ma sempre con particolare
distacco, quanto avviene attorno a lui. Intanto per
alcuni mesi avrà di che dire e ridire visto che il tanto
atteso centro commerciale è stato finalmente inaugurato.
Ed il teramano penserà “che fine faranno
adesso i negozi del centro storico?” E poi ci sono
quelli che l’hanno osteggiato che sono in agguato
dietro i portici: davvero il via ad altre iniziative con
carta da bollo? E poi ci sono i lavori iniziati, non terminati,
banditi e non finanziati. I lavori quelli che
non finiscono mai. C’è piazza Dante, c’è il Lotto
Zero, c’è la Teramo- Mare. C’è insomma tanta
carne al fuoco. Ma le liste, quelle elettorali quando
saranno rese pubbliche? Perché a destra i giochi
appaiono già fatti, mentre all’opposto c’è solo qualche
spiffero. Alimentato forse ad arte su nomi
impossibili e su presunte candidature. Aspettatevi il
peggio del peggio non sulle candidature, ma sulle
voci che saranno messe in circolo. Così l’attesa per
il Natale sarà meno pesante.
“C’è aria di elezioni”. Si sente, si respira dietro ogni
angolo. E non potrebbe essere diversamente perché
chi è riuscito a conquistare una poltrona difficilmente
la vorrà perdere pure con il conseguente stipendio
che aiuta ad arrivare a fine mese. Aria di elezioni,
aria di nuovo alleanze, di nuovi passaggi di
partito, di vecchi ritorni. E poi rivedremo le cariatidi,
quelli che a dispetto degli ‘anta’ superati credono
di essere ancora sul podio dei vincitori. Credono
ancora che la storia venga scritta da quelli che vincono.
Non sanno che l’anagrafe è una brutta bestia
e se uno è nato prima non c’è proprio nulla da fare.
Però intanto hanno sistemato i figli che vivono
all’ombra dei padri, pur non avendo la stessa stoffa.
Come disse quel poveretto che, fermato ad un
posto di blocco, quando si accorse che i militari lo
studiavano dall’alto in basso a causa dell’abito tutto
infangato, se ne uscì con la famosa frase
“Abitualmente vesto Marzotto”.
Prepariamoci dunque a chiudere l’anno con il botto.
Ovviamente elettorale. E fra calcionetti, pepatelli e
panettoni ne vedremo delle belle, ne sentiremo
delle belle. Ne sentiremo tante e soprattutto ci
faranno tante promesse. Da marinai. In alto mare,
la forza delle burrasche è tale che molte volte i marinai,
in quelle circostanze, sono pronti a fare voti e
promesse di penitenze pur di garantirsi la via del
ritorno (sani e salvi). Una volta a terra, dimenticano
i momenti difficili e, di conseguenza, i buoni propositi.
E allora le “promesse da marinaio” sono quelle
promesse non mantenute. In fondo in fondo, ognuno
di noi... è un po’ “marinaio”! Ma questa è un’altra
storia.