venerdì 28 dicembre 2007

Una riflessione prima di Capodanno: ci stiamo facendo, noi teramani, del male. Ma da soli.

Proprio così facciamo del male. Si pensi che all’indomani della inaugurazione del magico carrozzone commerciale (che finalmente è arrivato anche da noi dopo che pure l’ultimo paese di provincia se lo tiene stretto da anni), alla caduta di un calcinaccio qualcuno ha esultato per la serie “fatto bene”. Facciamoci del male. Restiamo pastori, restiamo immobili, sotto il Gran Sasso. Restiamo isolati. Restiamo fermi, immobili come tante belle statuine. Perché deve andare così. Che poi in città non si trovi un posto per parcheggiare è un’altra storia. Che poi per raggiungere l’autostrada sia sempre un miracolo è un’altra storia. Ma è importante bloccare, stoppare tutto, mettere il bastone fra le ruote. Impedire a questa città di crescere, di abbandonare quell’isolamento atavico che piaceva tanto ai pastori. E’ importante bloccare tutto, far ricorso alla carta bollata, interrompere quel processo di crescita che qualcuno vuole continuare a far sviluppare. Facciamoci del male. Continuare a farci del male e si ci mettiamo a testa bassa ci riusciremo.
Poi ci si lamenta che Chieti cresce, che le autostrade attraversano in lungo ed in largo Pescara, che L’Aquila è sempre più vicina a Roma. Non c’è nulla da fare. Bloccare tutto e tutti. Aspettando che quella “pietra” ritrovata desti interessi, aspettando che quel palazzo possa essere abbattuto, aspettando che quel “rudere” possa diventare un giorno un obelisco, aspettando pure che nel frattempo il pattume abbia ricoperto tutto. Poi vai in piazza S.Anna e trovi la pista di atterraggio, vai ai giardini di Madonna delle Grazie e trovi un maxi accatastamento di ferro e nulla più. E poi ci si lamenta. Teramo deve restare ultima e continuando di questo passo si riuscirà a bloccare per sempre la nostra città. Bloccare, ostacolare, interrompere: Teramo deve restare quell’isola felice che invece non è più. Deve restare una città priva di spina dorsale dove tutti potranno continuare a conquistare voti senza lasciare cadere un solo centesimo. Teramo deve restare provincia di Giulianova, provincia di Mosciano e- oggi forse è così- provincia di Roseto. Siamo dunque ridiventati tutti sudditi, tutti con l’anellino al naso aspettando che qualcuno ci indichi ancora la strada da percorrere. Magra consolazione quando anche il 2007 sta per passare in archivio. Propositi, speranze, sogni, ideali: tutto regolarmente riproposto con una routine da far spavento.
Poi pian piano la speranza lascerà il posto alla carta bollata. Pochi vorranno continuare a farci del male, pochi continueranno a salvaguardare il proprio orticello, pochi continueranno a farci del male. E noi, massa comune,invece ce ne staremo alla finestra aspettando che a Roseto decidano di che morte dovremo morire. Non c’è da stare allegri, non c’è da stare tranquilli. Dunque facciamoci del male anche in questo periodo dimenticando tutto. Facciamoci del male da soli. Così vogliono e così stiamo facendo. Giorno dopo giorno. Perché se è vero che tutto il mondo è paese, Teramo è davvero e ancora troppo paese.